Aspiranti scrittori, l’intelligenza artificiale deciderà il futuro dei vostri libri

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Chissà che cosa avrebbe detto Max Perkins, l’editor newyorkese che scovò alcuni dei più grandi scrittori americani del Novecento, se avesse saputo che un giorno il suo lavoro sarebbe stato fatto da una macchina. Quella sua attenta lettura di manoscritti di scrittori sconosciuti a caccia del grande romanzo da pubblicare, lavoro di pazienza e intuito che gli fece scoprire autori come Hemingway, Francis Scott Fitzgerald o Thomas Wolfe, un giorno non lontano potrebbe diventare compito di un computer.

Un sistema nato in Germania

Oggi che tutto deve andare in fretta, anche le case editrici vogliono sapere alla svelta se, fra tutti quei romanzi inediti che ricevono ogni anno, c’è, che so, il nuovo Harry Potter su cui scommettere. O se fra le decine di aspiranti scrittori che sottopongono loro i propri manoscritti, c’è la nuova Elena Ferrante, per dire. Ecco così che in Germania, di fronte a un numero complessivo di quattro milioni di manoscritti che ogni anno ricevono le case editrici, un’impresa innovativa, QualiFiction, ha messo a punto il software LiSA (acronimo di Literatur-Screening & Analytik), basato sull’intelligenza artificiale, in grado, dicono, di digerire in pochi secondi il testo di un libro, dire quante copie potrà vendere e se, insomma, diventerà un bestseller. Come funziona? “Il nostro algoritmo analizza il testo proposto ed è in grado di fare un’analisi sugli argomenti, i personaggi, lo stile e, immediatamente, dare un’indicazione dei lettori potenziali già dal primo anno di pubblicazione”, spiega Gesa Schöning, amministratrice dell’impresa che non a caso è nata ad Amburgo, città sede delle maggiori realtà editoriali tedesche. L’algoritmo di QualiFiction è stato nutrito con oltre quarantamila libri già pubblicati negli ultimi vent’anni e, per ciascuno di essi, con i dati di vendita nel corso del tempo. È a partire da questa mole di dati che il sistema riconosce le potenzialità di vendita di un nuovo testo che gli venga sottoposto. Per ora l’algoritmo è stato implementato solo per la lingua tedesca. “Trasportarlo in un’altra lingua comporterebbe la necessità di inserire un numero sufficiente di testi e di dati di vendita”, dice la Schöning.

Dodici case editrici già lo usano

Fino a oggi sono dodici le case editrici tedesche ad aver già adottato questo sistema: chissà, viene da chiedersi, se gli autori che si sono visti respingere i propri manoscritti erano consapevoli che il semaforo rosso alla loro carriera da scrittori lo aveva acceso un software.

Il software indica il numero dei potenziali lettori

Chi volesse vedere come funziona può fare un giro su LiSA, registrandosi con un account gratuito di prova (il sito è solo in tedesco). Si può vedere come in pochi istanti, buttando dentro uno dei testi demo proposti, l’intelligenza artificiale rilevi da sola il genere del libro (quello che ho provato io è stato definito dal software uno “Psychothriller”), oltre a caratteristiche come le cinquanta parole più diffuse nel romanzo, i temi del libro (tipo “reazioni negative” o “mondo giovanile”) e come questi siano concentrati nelle varie parti. Si può avere anche una dettagliata analisi, con tanto di grafico, su come i sentimenti, dal dramma all’armonia, si alternano nel testo proposto. E infine l’atteso verdetto: le previsioni di vendita, con pure i consigli sul tipo di pubblicazione: per l’esempio che ho testato, si suggerisce una copertina rigida e si prevedono circa 700 mila lettori. Anche gli autori possono acquistare dei pacchetti di valutazione e mettere alla prova da soli le proprie sudate carte (analizzare un libro costa 49 euro).

Vita dura per gli scrittori originali

Viene da chiedersi se la cosa prenderà piede e se questo non abbia come conseguenza la morte della fantasia, molto di più di quanto già non succeda: si stamperà (e venderà) solo quello che ha già venduto perché lo dice il software? E che cosa succederebbe se, per assurdo, si buttasse nell’algoritmo un romanzo con le frasi di un bestseller ma totalmente rimescolate? E, ancora, visto che siamo in Germania, che cosa direbbe l’intelligenza artificiale dandole in pasto Goethe o Thomas Mann?